lundi 28 décembre 2009

40 ans aprés: Piazza Fontana : Révisionnismes d'État et révisionnistes du mouvement


Copie d'une lettre envoyé aux auteurs de ce texte

Chers camarades,

Il manque deux points important a cette excellente analyse de Guerra Sociale. Les anarchistes n'ont pas été les seuls a être accusé mensongèrement de l'attentat de la Piazza Fontana. Dans ses premières versions la presse italienne accusait aussi les situationnistes qui, plus réactifs échappèrent a la rafle qui prit Pietro Valpreda. Ils n'en restèrent pas là et manifestèrent leur solidarité à Pietro Valpreda en lui envoyant un mandat de 100000 lire expliquée par une lettre de Guy Debord du 23 octobre 1971 dont nous joignons une copie en italien. Par ailleurs le fameux texte Il Reichstag brucia fut abondamment répandu dans toute l'Italie pour faire connaître leur position et cela dès le début.

Salutations libertaires
Copie de cette lettre de l'I.S.: 




Il Reichstag brucia

Il Reichstag brucia?

Compagni,

Il movimento reale del proletariato rivoluzionario italiano lo sta conducendo verso il punto da cui sarà impossibile — per lui e per i suoi nemici — ogni ritorno al passato. Mentre si dissolvono una dopo l’altra tutte le illusioni sulla possibilità di ristabilire la «normalità» della situazione precedente, matura per entrambe le parti la necessità di rischiare il proprio presente per guadagnarsi il proprio futuro. Di fronte al montare del movimento rivoluzionario, malgrado la metodica azione di recupero dei sindacati e dei burocrati della vecchia e nuova «sinistra», diviene fatale per il Potere rispolverare ancora una volta la vecchia commedia dell’ordine, giocando questa volta la falsa carta del terrorismo, nel tentativo di scongiurare la situazione che lo costringerà a scoprire tutto il suo gioco di fronte alla chiarezza della rivoluzione. Gli attentati anarchici del 1921, i gesti disperati dei sopravvissuti al fallimento del movimento rivoluzionario di allora, fornirono un comodo pretesto alla borghesia italiana per instaurare, con il fascismo, lo stato d’assedio su tutta la società. Forte — nella sua impotenza — della lezione del passato, la borghesia italiana del 1969 non ha bisogno di vivere la grande paura del moto rivoluzionario, né di aspettare la forza che solo dalla sconfitta di questo le può ancora derivare, per liberarsi delle proprie illusioni democratiche. Oggi essa non ha più bisogno degli errori dei vecchi anarchici per trovare un pretesto alla realizzazione politica della propria realtà totalitaria, ma tale pretesto cerca di fabbricarselo da sola, incastrando i nuovi anarchici in una montatura poliziesca, o manipolando i più sprovveduti fra loro in una grossolana provocazione. Gli anarchici, in effetti, offrono i migliori requisiti per le esigenze del potere: immagine staccata e ideologica del movimento reale, il loro «estremismo» spettacolare permette di colpire in loro l’estremismo reale del movimento.


LA BOMBA DI MILANO È ESPLOSA
CONTRO IL PROLETARIATO


Destinata a ferire le categorie meno radicalizzate, per allearle al potere, e a chiamare a raccolta la borghesia per la «caccia alle streghe»: non a caso la strage fra gli agricoltori (Banca Nazionale dell’Agricoltura), solo la paura tra i borghesi (Banca Commerciale). I risultati, diretti e indiretti, degli attentati, sono il loro fine. Per il passato, l’atto terroristico — come manifestazione primitiva e infantile della violenza rivoluzionaria nelle situazioni arretrate, o come violenza perduta sul terreno delle rivoluzioni sconfite — non è mai stato che un atto di rifiuto parziale, e perciò vinto in partenza: la negazione della politica sul terreno della politica stessa. Al contrario, nella situazione attuale, di fronte all’ascesa di un nuovo periodo rivoluzionario, è il Potere stesso che, nel tendere alla propria affermazione totalitaria, esprime spettacolarmente la propria negazione terroristica. In un’epoca che vede rinascere il movimento che sopprime ogni potere separato dagli individui, il Potere stesso è costretto a riscoprire, fino alla prassi cosciente, che tutto ciò che esso non uccide lo indebolisce. Ma la borghesia italiana è la più miserabile d’Europa. Incapace oggi di realizzare il proprio terrore attivo sul proletariato, non le resta che tentare di comunicare alla maggioranza della popolazione il proprio terrore passivo, la paura del proletariato. Impotente e maldestra, nel tentativo di bloccare in questo modo lo sviluppo del movimento rivoluzionario e di crearsi ad un tempo artificialmente una forza che non possiede, rischia di perdere in un sol colpo entrambe le possibilità. È così che le fazioni più avanzate del potere (interne o parallele — governative o d’opposizione) hanno dovuto sbagliare. L’eccesso di debolezza riporta la borghesia italiana sul terreno dell’eccesso poliziesco, essa comincia a comprendere che la sua sola possibilità uscire da un’agonia senza fine passa per il rischio della fine immediata della sua agonia. Così il Potere deve bruciare fin dall’inizio l’ultima carta politica da giocare prima della guerra civile o di un colpo di stato di cui è incapace, doppia carta del falso «pericolo anarchico» (per la destra) e del falso «pericolo fascista» (per la sinistra), allo scopo di mascherare e di rendere possibile la sua offensiva contro il vero pericolo, il proletariato. Di più, l’atto con cui oggi la borghesia tenta di scongiurare la guerra civile è in realtà il suo primo atto di guerra civile contro il proletariato. Per il proletariato dunque, non si tratta più evitarla né di incominciarla, ma di vincerla. Ed esso ha ormai incominciato a capire che non è con la violenza parziale che la può vincere, ma con l’autogestione totale della violenza rivoluzionaria e l’armamento generale dei lavoratori organizzati nei Consigli operai. Esso quindi sa ormai di dover respingere definitivamente, con la rivoluzione, l’ideologia della violenza insieme alla violenza dell’ideologia.

Compagni: non lasciatevi fermare qui: il potere e i suoi alleati hanno paura di perdere tutto; noi non dobbiamo avere paura di loro e soprattutto non dobbiamo averne di noi stessi: «non abbiamo da perdere che le nostre catene e tutto un mondo da guadagnare».

Viva il potere assoluto dei Consigli operai!


GLI amici dell’INTERNAZIONALE
Le tract reproduit ci-dessous, qu’on pouvait trouver Piazza Fontana et devant les plus grandes usines de Milan dès le 19 décembre 1969 durant les plus dures journées de répression, est l’unique exemple de compréhension immédiate et générale de ce que seulement des mois plus tard les militants les plus «extrémistes» n’osaient que timidement et partiellement affirmer à propos des bombes du 12 décembre.

Le Reichstag brûle-t-il ?

Camarades,

Le mouvement réel du prolétariat révolutionnaire italien est en train de le conduire vers le point qui rend impossible — pour lui et pour ses ennemis — tout retour en arrière. Pendant que toutes les illusions sur la possibilité de rétablir la «normalité» de la situation précédente se dissolvent l’une après l’autre, mûrit pour les deux parties la nécessité de risquer son présent pour gagner son futur.

Face à la montée du mouvement révolutionnaire, malgré l’action méthodique de récupération des syndicats et des bureaucrates de la vieille et de la nouvelle «gauche», il devient fatal pour le Pouvoir de ressortir une fois encore la vieille comédie de l’ordre, en jouant cette fois la fausse carte du terrorisme, pour tenter de conjurer la situation qui l’obligerait à découvrir tout son jeu face à la clarté de la révolution.

Les attentats anarchistes de 1921, les actions désespérées des survivants de l’échec du mouvement révolutionnaire de cette époque, fournirent un prétexte commode pour instaurer, avec le fascisme, l’état de siège sur toute la société.

Forte, dans son impuissance, de la leçon du passé, la bourgeoisie italienne de 1969 n’a pas besoin de vivre la grande peur du mouvement révolutionnaire ni d’attendre la force qui ne peut lui venir que de la défaite de celui-ci pour se libérer de ses illusions démocratiques. Aujourd’hui, elle n’a plus besoin des erreurs des vieux anarchistes pour trouver un prétexte à la réalisation politique de sa réalité totalitaire, mais, ce prétexte, elle cherche à se le construire toute seule en impliquant les nouveaux anarchistes dans un scénario policier, ou en manipulant les plus naïfs d’entre eux dans une grossière provocation. Les anarchistes offrent en effet les meilleurs atouts pour les exigences du pouvoir : image séparée et idéologique du mouvement réel, leur «extrémisme» spectaculaire permet d’atteindre par eux l’extrémisme réel du mouvement.


LA BOMBE DE MILAN A EXPLOSÉ CONTRE LE PROLÉTARIAT,

Destinée à blesser les catégories les moins radicalisées pour les allier au pouvoir, et à resserrer les rangs de la bourgeoisie pour la «chasse aux sorcières» : ce n’est pas un hasard s’il y a eu un massacre parmi les agriculteurs (Banque nationale de l’agriculture) et si les bourgeois en revanche en ont été quitte pour la peur (Banque du commerce). Les résultats, directs et indirects, des attentats sont leur but.

Dans le passé, l’acte terroriste — comme manifestation primitive et infantile de la violence révolutionnaire dans des situations arriérées, ou comme violence perdue sur le terrain des révolutions manquées — n’a jamais été qu’un acte de refus partiel et, pour cela, récupéré d’avance : la négation de la politique sur le terrain de la politique elle-même. Au contraire, dans la situation actuelle, face à la montée d’une nouvelle période révolutionnaire, c’est le pouvoir même qui, dans sa tendance à l’affirmation totalitaire, exprime de façon spectaculaire sa propre négation terroriste.

Dans une époque qui voit renaître le mouvement qui supprime tout pouvoir séparé des individus, le pouvoir lui-même est obligé de redécouvrir, jusqu’à la praxis consciente, que tout ce qu’il ne tue pas l’affaiblit. Mais la bourgeoisie italienne est la plus misérable d’Europe. Incapable aujourd’hui de réaliser sa terreur active sur le prolétariat, il ne lui reste qu’à essayer de communiquer à la majorité de la population sa terreur passive, la peur du prolétariat.

Impuissante et maladroite dans la tentative de bloquer de cette manière le développement du mouvement révolutionnaire et de se créer artificiellement à temps une force qu’elle ne possède pas, elle risque de perdre d’un seul coup l’une et l’autre possibilités. C’est ainsi que les fractions les plus avancées du pouvoir (internes ou parallèles, gouvernementales ou d’opposition) ont dû se tromper. L’excès de faiblesse ramène la bourgeoisie italienne sur le terrain de l’excès policier, elle commence à comprendre que sa seule issue possible à une agonie sans fin passe par le risque de la fin immédiate de son agonie.

Ainsi, le Pouvoir doit brûler, dès le début, la dernière carte politique à jouer avant la guerre civile ou avant le coup d’État dont il est incapable, la double carte du faux «péril anarchiste» (pour la droite) et du faux «péril fasciste» (pour la gauche), aux seules fins de déguiser et de rendre possible son offensive contre le vrai danger : le prolétariat. De plus, l’acte par lequel aujourd’hui la bourgeoisie essaie de conjurer la guerre civile est en réalité son premier acte de guerre civile contre le prolétariat. Pour le prolétariat, il ne s’agit donc plus de l’éviter ni de la commencer, mais de la gagner.

Et il a désormais commencé à comprendre qu’il peut la gagner non pas par la violence partielle, mais par l’autogestion totale de la violence révolutionnaire et l’armement général des travailleurs organisés en Conseils ouvriers. Il sait donc désormais qu’il doit repousser définitivement, par la révolution, l’idéologie de la violence comme la violence de l’idéologie.

Camarades, ne vous laissez pas arrêter ici : le pouvoir et ses alliés ont peur de tout perdre ; nous ne devons pas avoir peur d’eux et surtout nous ne devons pas avoir peur de nous-mêmes : «Nous n’avons à perdre que nos chaînes et tout un monde à gagner».


Vive le pouvoir absolu des Conseils ouvriers !


Les amis de l’INTERNATIONALE
Sacco & Vanzetti
Via Orsini no 1970
Stencil volé.

Traduit de l’italien par Joël Gayraud & Luc Mercier.
Ici le désinformateur  Scalzone se surpasse...

40 ans après: Piazza Fontana : révisionnismes d'État et révisionnistes du mouvement


Quarante ans se sont écoulés depuis le massacre de piazza Fontana. Et cette année encore se sont tenus rituels hypocrites et autres commémorations : défilés de citoyens parsemés d’étendards municipaux et étouffés par des pléthores de représentants des institutions. Le massacre d’État commémoré, avec les larmes aux yeux, par l’État lui-même et par ses fidèles laquais.

Mais cette année, nous n’avons pas seulement eu droit aux commémorations (ravivées par ailleurs par la lutte à Milan), mais également au révisionnisme. Début décembre les agences de presse répandent la nouvelle selon laquelle le Parquet de Milan se préparerait à ouvrir une nouvelle enquête sur l’explosion à la Banque de l’Agriculture en décembre 1969. En prenant appuis sur un livre écrit par un journaliste de l’Ansa, en l’occurrence Paolo Cucchiarelli, on serait en train de suivre une piste vraiment singulière : ce jour-là, deux bombes auraient en fait explosé, une posée par les fascistes (mortelle), et l’autre par des anarchistes (qui n’aurait blessé personne). Une histoire fantastique, capable au final de mettre sur un même plan les «extrémistes opposés» sur lesquels tant d’encre a été versé. Est-ce que vous imaginez Delfo Zorzi et Pietro Valpreda, l’immonde fasciste et l’anarchiste naïf, arriver chacun de son côté, avec son engin explosif ? Pourtant il y a des gens pour croire à ces conneries, ou du moins, pour leur prêter une certaine crédibilité.

Des ordures d’État, se dira-t-on, sur lesquels cracher sans perdre trop de temps. C’est vrai. Mais malheureusement l’État n’est pas l’unique producteur de ce genre de pourriture. Radiocane a également pensé rappeler ce lointain 12 décembre en accueillant à son micro Oreste Scalzone, qui s’est laissé aller à un long verbiage présenté par lui-même comme «une réflexion, dirons-nous… “difficile” et exposée avec la conscience qui, au-delà du scandale, peut engendrer perplexité et souffrance “parmi” nous». Laissons pourtant de côté cette sulfureuse annonce auto-promotionnelle. Étant donné le personnage, nous ne trouvons pas ses mots vraiment scandaleux, ils ne nous laissent ni perplexes ni ne nous font souffrir outre mesure. Ils nous dégoûtent simplement par la mauvaise foi si vulgaire qui les anime.

Il suffit de l’écouter pour comprendre que l’objet de ses «réflexions» sont, plus que les anarchistes, les militants de Lotta Continua. L’ex-leader de Potere Operaio a peut-être quelques vieux comptes à régler avec ses anciens rivaux, et il en profite pour attaquer à tout va leur «vulgate» sur cette période. Il va de soi que les règlements de comptes posthumes entre tabasseurs-en-chef de factions politiques concurrentes (référence à leurs services d’ordre qui défonçaient les «incontrôlés» dans les manifs, Ndt) nous laissent proprement indifférents. Pour nous ce serait un plaisir de laisser les morts enterrer leurs morts. Mais ce faisant le zombie Scalzone a eu l’idée malsaine d’y mêler les anarchistes, à l’histoire du mouvement anarchiste et au sens même de l’anarchisme (alors qu’il démontre qu’il n’en possède pas une connaissance dépassant les vers de quelques chansonnettes). Et sur cela, qu’il nous soit permis de dire notre façon de penser.

Avec son air habituel d’hérétique qui voudrait «poser des questions polémiques», Scalzone se lance dans une exégèse de la Chanson de Pinelli en soutenant qu’«elle contient un malentendu». Un de ses vers dit : «l’anarchie ne signifie pas poser des bombes, mais la justice dans la liberté». Qu’est-ce que ça signifie, se demande Scalzone ? S’il est vrai qu’on peut «dire certaines choses sous le coup de l’émotivité et pour provoquer», ou utiliser une sorte de «licence poétique», reste le fait qu’il s’agit d’«une demie-vérité, mais une demie-vérité est toujours fausse» puisque «dans le mouvement anarchiste on a aussi utilisé les bombes». Merde alors, quelle révélation scandaleuse ! «Voulons-nous dire que nous nous dissocions de cela ? Eh bien oui, disons-le.», s’enflamme Oreste, sinon «même un flic pourra dire que nous mentons» et ça ne serait pas bien. Oui les anarchistes posent des bombes, pas tous bien sûr, mais quelques-uns oui. Et ceci est un fait qu’on ne peut pas nier, sous peine de contracter «la maladie» de la novlangue, et de tomber dans «la contrefaçon du passé» dénoncée par Orwell.




Une fois cette introduction terminée, Scalzone met en doute l’idée même qu’il puisse s’agir d’un massacre d’État, en dénonçant aussi la tendance à la «théorie du complot» présente au sein du mouvement. Pourquoi alors, comme il est dit dans la chanson, est-ce qu’un «compagnon ne pourrait jamais avoir fait ça ?»

Scalzone s’indigne : est-ce qu’«un compagnon ne pourrait jamais avoir mis une bombe dans une banque ?», ou est-ce qu’«un compagnon désigne quelqu’un qui ne pourrait jamais poser une bombe ?» Mais alors ils ne sont pas non plus nos compagnons ceux du «FLN algérien», «de l’ETA», «de l’IRA», des «organisations palestiniennes» et tous les révolutionnaires qui posent une «bombe qui frappe des civils» ! En somme, selon Scalzone, cela aussi est une phrase catégorique qui «n’est pas exacte», car «on peut la hurler à la figure d’un flic qui vous interroge, mais elle ne peut pas devenir un dogme, parce que c’est un mensonge, et les mensonges ne sont pas justes». Le risque qu’il perçoit dans de tels raisonnements est celui de l’enlisement dans une respectabilité mendiante : on commence par dire qu’un compagnon n’a pas posé la bombe de piazza Fontana, et on finit par condamner toute forme d’illégalité.

Tout ceci Scalzone le dit en pensant à Sofri & Compagnie [Adriano Sofri est un journaliste et intellectuel italien, ancien dirigeant du groupe italien d’extrême-gauche Lotta Continua dans les années 1960 et 1970, condamné pour l’assassinat du commissaire de police Luigi Calabresi en 1972] et en chantant, mais en faisant aussi allusion aux anarchistes, dont la «voix», le «porte-parole» était à ses dires Lotta Continua, qui parlait aussi en leur nom. Pour lui, il ne fait pas de doutes que «dans la nébuleuse anarchiste ce type de valeurs a été grosso modo intégré et accepté».

En d’autres termes, la vieille cariatide se presse d’avaliser la thèse à peine sortie du Parquet de Milan : les anarchistes auraient tout aussi bien pu poser la bombe de piazza Fontana, puisque :

a) Il y a toujours eu dans l’histoire des anarchistes pour poser des bombes, et
b) Un compagnon peut très bien poser une bombe à l’intérieur d’une banque, puisqu’il s’agit là de l’institution capitaliste par excellence. Il n’y a guère que les lâches ou les naïfs pour nier ce fait.

En nous efforçant de retenir la nausée en écoutant l’ex-laquais de Toni Negri parler du haut de sa montagne pour donner des leçons aux libertaires, en se vantant de son propre «insurrectionnalisme ouvrier» (mais lequel ? celui qui s’affirme à coup de demandes de clémence à l’État ou dans le soutien à la farce électorale en invitant ouvertement à voter pour les «bulletins rouges» ?), nous nous permettons de faire quelques observations. La Chanson de Pinelli, qui ne peut de toute façon refléter la pensée de tous les anarchistes, s’inscrit dans le moment historique durant lequel elle a été écrite. C’est-à-dire, juste après un massacre de civils. Délirer sur deux vers tirés de leur contexte est pour le coup une opération de mystification du passé. Les anarchistes qui ont recours à la violence, bombes incluses, ont toujours refusé le terrorisme, c’est-à-dire l’utilisation aveugle de la violence. Quand dans leurs actions des civils ont été impliqués, on a parlé d’erreurs ou de «dommages collatéraux», ce qui a provoqué d’âpres débats à l’intérieur du mouvement anarchiste. Il y a eu des anarchistes qui pour ne pas courir le risque de blesser de simples passants ont préféré enlever la bombe à peine posée (comme l’a fait au moins deux fois Paolo Schicchi [
Paolo Schicchi (1865-1950), anarchiste italien partisan du courant anti-organisationnel]), et il y a eu aussi des anarchistes qui ont choisi de continuer l’action, quels que puissent être les résultats finals (comme les auteurs de la bombe au théâtre Diana ou Severino Di Giovanni). Mais tous, sans exception, ne visaient et ne visent que leurs ennemis, les puissants, les exploiteurs et leurs sous-fifres. Rien ne sert d’évoquer les Émile Henry ou les Mario Buda [Mario Buda, alias Mike Boda (né en 1884, mort à une date inconnue) était un anarchiste illégaliste italien ayant lutté aux États-Unis, et l’auteur de la charrette piégée qui a explosée contre la Bourse de New York en 1920], puisque les habitués d’un restaurant de la bourgeoisie de la fin du XIXe siècle ou de la Bourse de Wall Street en 1920 ne peuvent certainement pas être comparés aux clients d’une banque milanaise en 1969.

Poser une bombe dans un endroit public et la faire exploser pendant la journée, en causant des victimes parmi les passants de manière aveugle, c’est un acte de terrorisme, pratique typiquement politique pour laquelle la vie d’inconnus est sacrifiée (en guise d’avertissement, de chantage, de pression) dans une guerre pour la conquête ou la détention du pouvoir. Aussi en se présentant actuellement comme libertaire, Oreste Scalzone reste l’autoritaire qu’il a toujours été et il ignore que l’anarchisme se base sur une conception éthique de la vie, et non sur la politique. Pour les anarchistes, la fin ne justifie pas les moyens. C’est bien pour cette raison que dans la chanson mille fois disséquée, l’anarchiste Pinelli puisse protester contre l´idée que son compagnon ait pu accomplir un massacre comme celui perpétré le 12 décembre 1969, où de simples clients et de mornes employés furent les seuls frappés, ce qui était le but recherché. Est-ce à propos de ce terrorisme parfois employé par les organisations politiques autoritaires chères à Scalzone, que ce dernier parle de légitimité ? Nous le lui laissons tout entier, car le terrorisme provoque chez nous le dégoût, et nous ne considérerons jamais comme nos compagnons ceux qui le pratiquent (mais nous comprenons que pour le leader de l’organisation politique dont les membres ont commis le bûcher de Primavalle [Le 16 avril 1973, des militants de Potere Operaio incendient l’appartement de Mario Mattei, secretaire de section du Mouvement Social Italien (MSI, formation néo-fasciste) dans le quartier Primavalle à Rome, tuant deux de ses fils de 8 et 22 ans] nos mots puissent relever d’un pur infantilisme, de celui qu’on balaye d’un haussement d’épaules).

Quant à la nébuleuse anarchiste, qui d’après lui a su opter sagement pour l’innocentisme et le légalisme, elle est bien plus vaste que les quelques organisations bureaucratiques qui voudraient la représenter — les seules à émettre de misérables communiqués de condamnation vis-à-vis de chaque attaque explosive. Mais n’est ce pas ce «chansonnier aux jambes courtes» qui disait qu’une demie-vérité est un mensonge ?

Pensez que, déjà en 1977, au Palais des sports, au cours des ces journées magnifiques de Bologne, sa logorrhée de renoncement avait été écourtée par des quolibets et des sifflets (et même par quelques panini !) lancées par quelques compagnons… Quel autre événement faut-il donc revivre et commémorer ?


Traduit de l’italien (Guerra Sociale),
Base de données anarchistes, 18-22 décembre 2009.


DES PROVOCATEURS D'EXTRÊME-DROITE

En 1968, les Américains ont commencé l'entraînement commando en bonne et due forme des gladiateurs sur la base sarde clandestine de l'OTAN. En quelques années, 4000 gradés ont été placés à des postes stratégiques. Au moins 139 caches d'armes, y compris dans les casernes des carabiniers, étaient à leur disposition. Pour inciter des jeunes gens à rejoindre cette aventure risquée, la CIA payait de hauts salaires et promettait que s'ils étaient tués, leurs enfants seraient éduqués aux frais des Etats-Unis.
Les tensions ont commencé à atteindre leur masse critique la même année. Tandis que les dissidents prenaient la rue partout dans le monde, en Italie, les occupations d'universités et les grèves pour des salaires et des retraites plus élevés furent éclipsées par une série de crimes politiques sanglants.
Le nombre d'actes terroristes s'éleva à 147 en 1968, grimpa à 398 l'année suivante, puis atteignit l'incroyable sommet de 2498 en 1978 avant d'aller en diminuant, en grande partie à cause d'une nouvelle loi encourageant les délateurs (les repentis). Jusqu'à 1974, les poseurs de bombe d'extrême-droite frappant aveuglément ont constitué la force principale derrière la violence politique.
La première explosion majeure eut lieu en 1969 à Milan, piazza Fontana ; elle tua 18 personnes et en blessa 90. Dans ce massacre et de nombreux autres, les anarchistes furent de commodes boucs-émissaires pour les provocateurs fascistes qui cherchaient à en rendre responsable la gauche. Répondant à un tuyau téléphonique après le massacre de Milan, la police arrêta 150 anarchistes présumés et en fit même passer certains en justice. Mais deux ans après, un nouveau témoignage conduisit à la mise en accusation de plusieurs néofascistes et officiers du SID. Trois anarchistes innocents furent déclarés coupables, mais plus tard acquittés, tandis que les responsables de l'attentat ne furent pas punis par la justice italienne.
Des liens concluants entre Gladio et la violence politique furent trouvés après qu'un avion eut explosé en vol près de Venise en novembre 1973. Le juge vénitien Carlo Mastelloni a établi que l'avion Argo-16 était utilisé pour envoyer des recrues et des munitions entre la base américaine en Sardaigne et les sites de Gladio dans le nord-est de l'Italie. L'apogée de la terreur d'extrême-droite fut atteint en 1974 avec deux massacres. L'un, un attentat à la bombe dans un rassemblement antifasciste à Brescia, tua 8 personnes et en blessa 102. L'autre fut une explosion dans le train Italicus près de Bologne, tuant 12 personnes et en blessant 105. A ce moment-là, le président Giovanni Leone, sans trop exagérer, résuma ainsi la situation : « Avec 10 000 civils en armes s'agitant dans tous les sens, comme d'habitude, je suis un président de merde. »
A Brescia, l'appel initial à la police accusa aussi les anarchistes, mais le malfaiteur s'avéra être un agent secret du SID parallèle. Un lien semblable fut aussi allégué dans le cas de l'Italicus. Les deux fascistes qui furent finalement reconnus coupables étaient membres d'un groupe clandestin de la police appelé les Dragons Noirs, selon le journal d'extrême-gauche Lotta Continua. Leurs condamnations furent aussi annulées. Alors que dans cette affaire et dans d'autres, de nombreux gauchistes furent arrêtés et jugés, des fascistes ou des néofascistes étaient souvent les coupables, en lien avec des groupes de Gladio et des services secrets italiens. Ce qui reflète à quel point ces forces contrôlaient le gouvernement à travers le SID parallèle, c'est que presque tous les éléments d'extrême-droite impliqués dans ces atrocités furent ensuite libérés. En 1974, la gauche armée commença à répondre à la terreur d'extrême-droite. Elle était partisane d'attaques éclair ciblées par opposition aux attentats à la bombe commis au hasard de l'extrême-droite. Les six années suivantes, les militants gauchistes, en particulier les Brigades Rouges, réagirent par la vengeance, commettant beaucoup plus d'actes de violence politique que l'extrême-droite. L'Italie fut à deux doigts de la guerre civile pendant plusieurs années.
Traduit de l'américain
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Valerio Lucarelli est l'auteur de Buio Rivoluzione. Sur son site, il examine de nombreux faits obscurs entourant l'histoire des Brigades Rouges. Il y démontre notamment le caractère intenable de la version officielle de l'enlèvement d'Aldo Moro. L'auteur a résumé son propos à travers quinze petits textes éclairants. Certains de ces récits ont été traduits en français. Nous nous sommes contentés de reprendre ici ces traductions, en leur apportant néanmoins quelques indispensables corrections. Nous traduirons nous mêmes les textes restants. Il nous paraîtrait en effet regrettable que le public français ignore ces aperçus démystificateurs à l'heure où divers imposteurs continuent à amuser le tapis sur cette question du terrorisme italien manipulé des années de plomb. C'est ainsi, qu'après tant de révélations, le duo des politiciens naïfs Persichetti et Scalzone pouvait encore écrire, dans La Révolution et l'Etat, de la thèse d'une manipulation du « parti armé » :



« [Elle] se fonde sur la conviction d'une “complicité inconsciente”, en particulier des Brigades rouges considérées comme manipulées de l'extérieur par des puissances occultes. Au lecteur qui voudrait se documenter sur certaines formes de psychopathologie du mensonge historique, nous recommandons : Sergio Flamigni, La tela del ragno. Il delitto Moro, Ed. Associate, Rome, 1988. Soutenu par d'obscures commanditaires, le même auteur récidive dix ans plus tard in Convergenze parallele, Kaos edizioni, Milan 1998. La “Préface à la quatrième édition italienne de la Société du Spectacle” de Guy Debord témoigne des effets dévastateurs de ce syndrome d'obsession du complot et du méta-complot (in Commentaires sur la Société du Spectacle, “Folio”, Paris, Gallimard, 1997, pp. 133-147). Voir aussi Gianfranco Sanguinetti, Du terrorisme et de l'Etat, Paris, 1980 (1ére éd. : Milan, 1979). Cf. chap. V et Bibliographie. »



Nous savions depuis longtemps que pour toutes sortes de gens les situationnistes relevaient de la psychiatrie. Mais, à l'heure où Le Monde du 8 novembre présente Scalzone comme un « homme très respecté dans le milieu [autonome] », la lecture des textes de Lucarelli permet incidemment de réfuter la psychologie en toc de ce désinformateur et d'autres individus opérant sous la même livrée.
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L'extrait de Tiqqun cité très exactement dans Mieux vaut tard que jamais illustre une maladie chronique des champions de la critique critique, tous courants confondus. On n'y combat presque jamais des positions théoriques pour ce qu'elles sont. On préfère généralement se livrer à un procès d'intention en attribuant à l'adversaire un tort imaginaire dont on détient la réfutation prête à l'emploi, en spéculant sur l'ignorance ou le fanatisme du public. C'est que dans ces milieux, comme dans tous les autres, règnent la concurrence sur le marché des idées, la compétition agonistique et la « culture du narcissisme ».

Dans le cas particulier que nous avons relevé, contrairement à ce qu'affirme Tiqqun, Debord n'a jamais écrit que toute l'agitation (ni même toute la lutte armée), au cours des années 70 en Italie, était manipulée par Gladio. Il a seulement montré que les Brigades Rouges avaient été infiltrées puis manipulées par l'État italien pour neutraliser la dangereuse subversion prolétarienne qui menaçait l'ordre social existant. Du reste, il est, au mieux, malvenu de reprocher à Debord d'avoir pratiqué le grand camouflage du caractère explosif de la situation italienne, quand on se souvient qu'il était le directeur d'une revue, Internationale Situationniste, dont la section italienne avait participé de près aux troubles qui agitèrent l'Italie à cette époque et sut en faire l'analyse dans ses aspects les plus scandaleux, qu'il s'agisse des émeutes de Battipaglia, du soulèvement des prisons ou de la révolte de Reggio de Calabre; tout comme ce reproche dissimule qu'en traduisant le Véridique Rapport de Censor, riche en informations sur la subversion prolétarienne italienne, Debord avait su se faire le passeur efficace de « ce que la situation italienne contenait d'explosif ».

L'affaire n'aurait qu'un strict intérêt académique si elle n'était riche d'enseignements pour le présent. Qui ne comprend pas le passé se condamne à en répéter les erreurs. C'est pourquoi l'analyse très insuffisante faite par Tiqqun du terrorisme spectaculaire mérite d'être critiquée. Maintenant que Coupat et consorts tombent sous le coup d'une machination policière, ils s'adonnent à leur tour à cette paranoïaque « rétrologie ». Il est à regretter pour eux qu'ils s'avisent de l'intérêt de la question à un stade aussi avancé de la répression, mais, n'est-ce pas, mieux vaut tard que jamais. Encore faudrait-il que le Comité Invisible en tire pleinement les leçons en reconsidérant ce qu'il y avait d'insuffisant dans ses analyses sur le terrorisme au lieu de se contenter de les faire rééditer, en profitant de la récente mode autour de Tarnac. De même qu'il conviendrait d'admettre que ce sont certaines faiblesses de L'Insurrection qui vient (dont témoigne aussi la préface d'un « des agents du Parti imaginaire » à Maintenant, il faut des armes, recueil de textes de Blanqui) qui ont permis son exploitation policière, au demeurant maladroite, heureusement. On y trouve exprimée très précisément la forme pratique que la domination souhaite voir prendre à une critique radicale de la société existante. C'est pour cela qu'elle est sélectionnée médiatiquement et offerte en pâture à tous ceux que le cours désastreux du monde conduit à une impatience bien compréhensible. Si, parmi eux, quelques desperados pouvaient commettre quelque acte « insurrectionnel » aveugle propre à alimenter la peur, l'État aurait atteint le but qu'il poursuit dans toute cette affaire. 
Ajoutons que ces "agents" ont surtout besoin d'affaiblir par tous les moyens la position debordiste pour vendre leur mauvaise soupe via La Fabrique-a-désinformation. 

Reproduisons encore un dernier texte de Bonnotdelabande:
___________

Mieux vaut tard que jamais
AVANT

Donc en 2001 julien et sa bande ne savaient pas encore ce qu'était GLADIO et malgré le fait que Paris grouillait littéralement depuis 1985 de "Repentis, Dissociés et autres ex Térroros sincères ou pas..." ils accusent Guy Debord d'avoir empêché la connaissance du Mai Rampant  qu'il a été le premier à justement comprendre et à en définir la nature...
Ces gens ont le même emploi que Scalzone...

« Kojève, qui n’avait pas son pareil pour saisir le vif, enterra le Mai français d’une jolie formule. Quelques jours avant de succomber à une crise cardiaque dans une réunion de l’OCDE, il avait déclaré au sujet des “événements” : “Il n’y a pas eu de mort. Il ne s’est rien passé.” Il en fallut un peu plus, naturellement, pour enterrer le mai rampant italien. Un autre hégélien surgit alors, qui s’était acquis un crédit non moindre que le premier, mais par d’autres moyens. Il dit : “Écoutez, écoutez, il ne s’est rien passé en Italie. Juste quelques désespérés manipulés par l’État qui, pour terroriser la population, ont enlevé des hommes politiques et tué quelques magistrats. Rien de notable, vous le voyez bien.” Ainsi, grâce à l’intervention avisée de Guy Debord, ne sut-on jamais de ce côté-ci des Alpes qu’il s’était passé quelque chose en Italie dans les années 70. Toutes les lumières françaises à ce sujet se réduirent donc jusqu’à aujourd’hui à des spéculations platoniques sur la manipulation des BR par tel ou tel service de l’État et le massacre de Piazza Fontana. Si Debord fut un passeur exécrable pour ce que la situation italienne contenait d’explosif, il introduisit en revanche en France le sport favori du journalisme italien : la rétrologie. Par rétrologie – discipline dont l’axiome primordial pourrait être “la vérité est ailleurs” –, les Italiens désignent ce jeu de miroirs paranoïaque auquel s’adonne celui qui ne peut plus croire en aucun événement, en aucun phénomène vital et qui doit constamment, de ce fait, c’est-à-dire du fait de sa maladie, supposer quelqu’un derrière ce qui arrive – la loge P2, la CIA, le Mossad ou lui-même. Le gagnant sera celui qui aura fourni à ses petits camarades les plus solides raisons de douter de la réalité. »
(Tiqqun n°2, 2001, Ceci n’est pas un programme)


APRÈS


« Rien ne permet d'expliquer que le département du renseignement et de la sécurité algérien suspecté d'avoir orchestré, au su de la DST, la vague d'attentats de 1995 ne soit pas classé parmi les organisations terroristes internationales. (…) Il s'agit, par tout un luxe de provocations, d'infiltrations, de surveillance, d'intimidation et de propagande, par toute une science de la manipulation médiatique, de l'“action psychologique”, de la fabrication de preuves et de crimes, par la fusion aussi du policier et du judiciaire, d'anéantir la “menace subversive” en associant, au sein de la population, l'ennemi intérieur, l'ennemi politique à l'affect de la terreur. »

(Julien Coupat, « La prolongation de ma détention est une petite vengeance », Le Monde, 26 mai 2009)

Et ajoutons ceci:
Après après
Le texte de TIQQUN/Julien-de-la-plèbe est reproduit dans un livre édité chez La Fabrique-a-désinformation:
"Tout a failli, vive le communisme!" téléchargeable gratuitement vous pouvez donc vérifier l'insistant mensonge...
Notons enfin la coïncidence entre la sortie de prison/VIP de Coupat et la sortie du livre reprenant le même mensonge...

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